«In riconoscimento della sua composizione poetica, che dà prova di un alto idealismo, perfezione artistica ed una rara combinazione di qualità tra cuore ed intelletto»
A René François Armand Prudhomme ‒ in arte Sully Prudhomme ‒ fu conferito nel 1901 il primo premio Nobel per la letteratura.
Ma come e perché fu istituito questo ambito riconoscimento letterario?
Alfred Nobel (1833-1896) fu un chimico, ingegnere ed inventore svedese famoso per aver brevettato la dinamite. Nel 1888 suo fratello morì in un esplosione e pensando che tale incidente avesse riguardato proprio l’inventore, diversi quotidiani annunciarono la sua dipartita definendolo mercante di morte. Nobel, insoddisfatto dell’immagine che i posteri avrebbero avuto di lui, decise di mettere a disposizione quasi tutto il suo patrimonio per istituire un premio culturale: un riconoscimento alle donne e agli uomini che maggiormente si fossero distinti per i servizi culturali resi all’umanità.
«In riconoscimento della sua composizione poetica, che dà prova di un alto idealismo, perfezione artistica ed una rara combinazione di qualità tra cuore ed intelletto»
Dopo un primo testamento, poi annullato, in cui la letteratura non era compresa nel progetto, Nobel ne stilò un secondo specificando: una parte a colui che avrà prodotto in letteratura quanto più di notevole in senso ideale.
Solo cinque anni dopo la morte dell’ormai illustre filantropo l’accademia di Svezia riuscì a creare un primo regolamento per attribuire il premio.
Fu la Francia a presentare al meglio i suoi candidati ed in particolare l’Académie Française.
Il 10 dicembre 1901, giorno ufficiale dell’assegnazione del Nobel, venne scritto da un giornale dell’epoca:
Dunque non viene scelto né Tolstoi, né Ibsen, né Björnson, né Mommsen, né Swinburne, né Zola, né Anatole France, né Carducci, né Mistral, né Hauptmann, neanche Echegaray; si sceglie Sully Prudhomme.
Il premio portò onore alla Francia ed un’inaspettata somma di denaro allo scrittore, che ne utilizzò una parte per sostenere le spese di pubblicazione delle opere dei giovani autori.
Il premio in denaro suscitò scalpore tra i ferventi intellettuali dell’epoca e tra gli ambienti letterari, scalpore che si manifestò in una lettera indirizzata a Tolstoj:
Non vediamo [in voi ndr.] soltanto il venerato patriarca della letteratura moderna, ma anche uno dei grandi e profondi poeti che, a nostro giudizio, avrebbe dovuto essere preso in considerazione, anche se voi stesso, personalmente, non avete mai ambìto nessuna riconoscenza di nessun genere.
Il grande scrittore russo si compiacque del riconoscimento da parte degli artisti e intellettuali dell’epoca ma rispose che una tale somma di denaro lo avrebbe imbarazzato e “non può produrre che male”.
Il premio fu dunque conferito a Prudhomme che, a causa di problemi di salute, non poté partecipare alla cerimonia.
Prudhomme nacque a Parigi nel 1839. Durante gli anni dell’istruzione si formò in ambito scientifico e questa scelta si manifestò poi nella sua scrittura, nell’interesse verso il progresso scientifico e in particolare nella stesura di un trattato di geometria.
Dopo una breve parentesi di ardente cattolicesimo, la sua tendenza ad indagare lo portò ad abbracciare la filosofia.
Sono poeta? Sono filosofo? Ringrazio Dio di non avermi mutilato per fare di me o l’uno o l’altro. La filosofia mi consente di tuffarmi a profondità vertiginose e la poesia mi permette di sentirvi l’orrore dell’infinito e l’ammirazione per la natura vivente.
Ed ancora
È davvero infelice l’uomo che è nato poeta e filosofo insieme; le sue più dolci fantasie si mutano in dolorose meditazioni; egli considera i due volti di tutte le cose e così piange sul nulla di ciò che ammira. È da compiangere anche chi è soltanto filosofo, perché spesso lo è a spese del cuore, fonte delle nostre gioie. Ma felice il poeta se l’illusione non è la peggiore delle miserie.
Prudhomme venne poi iscritto all’École de Droit, e trovò conforto in un gruppo di discussione sulla letteratura, l’arte e la filosofia.
Successivamente aderì al movimento del Parnasse, il quale ripugnava l’aspirazione poetica scaturita dal vero e dal realequotidiano, ponendosi in netto contrasto con il romanticismo.
Nonostante l’adesione al movimento e il fatto che parte dei suoi fondatori riconoscessero in Prudhomme uno di loro, egli non seguì ciecamente i dogmi del Parnasse
Io acconsento ad essere un Parnassiano senza saperlo; ma che mi si obblighi ad essere scientemente qualsiasi cosa abbia un nome comune e a professare una fede che abbia un dogma definito, ecco una cosa che mi urta.
Nel 1865 venne pubblicata la sua prima opera letteraria: Stances et Poèmes.
Grazie al successo critico riuscì ad abbandonare gli studi di legge potendo così dedicarsi alla scrittura.
L’opera è divisa in: stanze, la maggior parte dei componimenti, e poemi; le stanze sono a loro volta divise in quattro gruppi: La vie intérieure, Jeunes Filles, Femmes e Mélanges.
La vie intérieure è la vita dell’anima, quella vita che solo un’attenta analisi può conoscere, una vita, la sua, fatta di un dualismo tra ragione e cuore costantemente in guerra tra loro ma perfettamente in equilibrio.
Come viene dichiarato nella poesia Intus.
Deux voix s’élèvent tour à tour /Des profondeurs troubles de l’âme : /La raison blasphème, et l’amour /Rêve un dieu juste et le proclame. // Panthéiste, athée ou chrétien, / Tu connais leurs luttes obscures ; / C’est mon martyre, et c’est le tien, / De vivre avec ces deux murmures. // L’intelligence dit au coeur : / « Le monde n’a pas un bon père. / Vois, le mal est partout vainqueur. » / Le coeur dit : « Je crois et j’espère. / / « Espère, ô ma soeur, crois un peu : / C’est à force d’aimer qu’on trouve ; / Je suis immortel, je sens Dieu. »/ – L’intelligence lui dit : « Prouve ! »[1]
Jeunes Filles, la giovinezza incarnata nella fanciulla, i ricordi del tempo perduto, il primo amore.
Qui peut dire : Mes yeux ont oublié l’aurore ?/ Qui peut dire : C’est fait de mon premier amour ?/ Quel vieillard le dira si son cœur bat encore,/ S’il entend, s’il respire et voit encor le jour ?// Est-ce qu’au fond des yeux ne reste pas l’empreinte/ Des premiers traits chéris qui les ont fait pleurer ?/ Est-ce qu’au fond du cœur n’ont pas dû demeurer/ La marque et la chaleur de la première étreinte ?// Quand aux feux du soleil a succédé la nuit,/ Toujours au même endroit du vaste et sombre voile/ Une invisible main fixe la même étoile/ Qui se lève sur nous silencieuse et luit…/ / Telles, je sens au cœur, quand tous les bruits du monde / Me laissent triste et seul après m’avoir lassé, / La présence éternelle et la douceur profonde / De mon premier amour que j’avais cru passé.[2]
In Qui peut dire il primo amore rivive nella lirica, quel primo amore che aveva infranto il sogno di Prudhomme, il matrimonio, che lo privò del pensiero della possibilità di raggiungere la felicità, che lo portò a considerare qualsiasi forma d’affetto femminile sempre inferiore al talamo nuziale, quel primo amore mai dimenticato.
Femmes è la maturazione dell’amore, della passione; l’autore ritrae diverse figure femminili, dall’amore filiale a quello carnale, toccando poi diverse figure mitologiche.
In L’Abime è il cuore a parlare, rilegato in un cantuccio l’intelletto non ha potere nella passione amorosa.
L’heure où tu possèdes le mieux/ Mon être tout entier, c’est l’heure/ Où, faible et ravi, je demeure/ Sous la puissance de tes yeux.// Je me mets à genoux, j’appuie/ Sur ton cœur mon front agité,/ Et ton regard comme une pluie/ Me verse la sérénité. / / Car je devine sa présence,/ Je le sens sur moi promené/ Comme une subtile influence,/ Et j’en suis comme environné…// Te dirai-je quel est mon rêve ?/ Je ne sais, l’univers a fui…/ Quand tu m’appelles, je me lève/ Égaré, muet, ébloui…// Et bien longtemps, l’âme chagrine,/ Je regrette, ennemi du jour,/ La douce nuit de ta poitrine / Où je m’abîmais dans l’amour.[3]
Mélanges separa le stanze dai poemi, raccoglie liriche di argomenti differenti. Molte sono a tema naturale ‒ sul mare, sugli astri ‒ richiamando l’amato Lucrezio che aveva tradotto anni prima durante il suo tempo libero. Altre trattano di temi sociali, temi che riprenderà più avanti nella forma della poesia filosofica.
Ton sourire infini m’est cher/ Comme le divin pli des ondes,/ Et je te crains quand tu me grondes,/ Comme la mer.// L’azur de tes grands yeux m’est cher :/ C’est un lointain que je regarde/ Sans cesse et sans y prendre garde,/ Un ciel de mer.// Ton courage léger m’est cher : / C’est un souffle vif où ma vie / S’emplit d’aise et se fortifie, / L’air de la mer. / / Enfin ton être entier m’est cher, / Toujours nouveau, toujours le même ; / O ma Néréide, je t’aime / Comme la mer ![4]
I Poèmes concludono l’opera di Prudhomme e sono composizioni meno spontanee, più artificiose, con riferimenti storici, filosofici e letterari.
In conclusione all’opera l’autore pone un poemetto dove esprime le difficoltà del poeta: piegare la parola affinché possa essere immagine del mondo interiore. Qui egli parla anche del suo sogno: l’immortalità delle sue opere alla sua carne.
Tale sogno si è realizzato: dopo la sua morte (1907), le sue opere vengono ricordate, i suoi libri vengono letti ed il suo nome è posto, insieme a quelli di pochi altri, nel pantheon dei vincitori del Nobel.
Je me croyais poète et j’ai pu me méprendre,/ D’autres ont fait la lyre et je subis leur loi ;/ Mais si mon âme est juste, impétueuse et tendre,/ Qui le sait mieux que moi ?// Oui, je suis mal servi par des cordes nouvelles/ Qui ne vibrent jamais au rhythme de mon cœur ;/ Mon rêve de sa lutte avec les mots rebelles/ Ne sort jamais vainqueur !// Mais quoi ! le statuaire, au moment où l’argile/ Refuse au sentiment le contour désiré,/ Parce qu’il trouve alors une fange indocile/ Est-il moins inspiré ?[…] La gloire ! oh ! surnager sur cette immense houle / Qui, dans son flux hautain noyant les noms obscurs, / Des brumes du passé se précipite et roule / Aux horizons futurs ! / / Voir mon œuvre flotter sur cette mer humaine, / D’un bout du monde à l’autre et par delà ma mort, / Comme un fier pavillon que la vague ramène / Seul, mais vainqueur, au port ! / / Ce rêve ambitieux remplira ma jeunesse, / Mais, si l’air ne s’est point de ma vie animé, / Que dans un autre cœur mon poème renaisse, / Qu’il vibre et soit aimé ![5]
[1] Œuvres de Sully Prudhomme, Stances & Poèmes, Poésies 1865-1866, Alphonse Lemerre, Parigi, p.38
In alternanza due voci si levano/dalle profondità fosche dell’anima;/la ragione bestemmia, ma l’amore/un iddio giusto sogna e lo proclama./ /Ateo, panteista oppur cristiano,/tu conosci le loro lotte oscure;/è il mio martirio, com’è pure il tuo,/di vivere con questi due sussurri./ /L’intelligenza così dice al cuore:/- Il mondo non ha certo un padre buono./Vedi, il male è dovunque vincitore. -/Ma il cuore le risponde: – io credo e spero./ /O mia sorella, spera e credi un poco./Soltanto a forza d’amare si trova./Immortale io sono e sento Dio. -/L’intelligenza gli risponde: – Pròvalo!
[2] Ivi, p. 92
Chi può dire: i miei occhi più non sanno l’amore?/Chi può dire: è finito quel primo amore mio?/Che vecchio lo dirà, se il cuore batta ancora,/se sente, se respira, e vede ancora il giorno?/ /Non resta forse in fondo agli occhi quell’impronta/dei primi tratti cari che ci hanno fatto piangere?/Nel profondo del cuore non sono più rimasti/il segno ed il calore del primo lungo abbraccio?/ /Quando al fuoco dei soli la notte è succeduta,/sempre nel luogo stesso del vasto e cupo velo,/una mano invisibile fissa la stessa stella/che si leva su noi, silenziosa e splendente…/ /Tali, lo sento in cuore, quando i mondani strepiti/triste e solo mi lasciano dopo avermi prostrato ,/la presenza immortale e la dolcezza fonda/dell’amore mio primo, che credevo passato.
[3] Ivi, p. 102
L’ora in cui il mio essere intero/Più ti appartiene, è l’ora/In cui, debole e lieto, risiedo/Sotto il potere dei tuoi occhi./ /M’inginocchio, e sospingo/Sul tuo cuore la mia fronte inquieta/E come la pioggia il tuo sguardo/Su di me serenità riversa./ /Perché indovino la sua presenza,/La sento su me che cammino/Come una sottile influenza,/Come ne fossi avvolto./ /Io ti dirò qual è il mio sogno?/Non lo so, l’universo è scappato…/Quando mi chiami, mi sveglio/Perduto, muto, abbagliato…/ /E per lungo tempo, l’anima dolente,/Rimpiango, nemico del giorno,/La dolce notte del tuo seno/Dove nell’amore m’inabissavo.
[4] Ivi, p. 154
Il tuo sorriso infinito mi è caro/come la crespa divina dell’onda,/e quando mi rimproveri ti temo/come il mare./ /L’azzurro dei tuoi grandi occhi mi è caro:/è uno sfondo remoto che io guardo/senza sosta e incurante di ogni cosa,/un cielo marino./ /Il tuo coraggio facile mi è caro:/è un vivo soffio in cui la vita mia/si riempie di gioia e si fortifica,/l’aria del mare./ /Tutto l’essere tuo mi è infine caro,/sempre novello e pur sempre lo stesso;/o mia bella Nereide, sempre t’amo/come il mare!
[5] Ivi, p. 312
Io mi credevo un poeta, e forse mi sono sbagliato,/Altri hanno suonato la lira, e la loro legge mi governa; / Ma se la mia anima è giusta, tenera ed impetuosa, /Chi lo sa meglio di me? / / Sì, serve insolenti son le corde nuove / Che non vibrano mai al ritmo del mio cuore; /Il mio sogno della sua lotta con le parole ribelli / Mai mi incorona vincitore! / /Ma come! lo sculture, quando l’argilla / Al sentimento rifiuta il contorno desiderato, / Perché esso trova un fango disobbediente / È forse meno ispirato? […] / / Gloria! Oh! Galleggiare sull’immensa mareggiata / Che, nel suo flusso altero annega i nomi oscuri, /Le nebbie del passato si diramano e dipanano / Agli orizzonti futuri! / / Vedere l’opera mia galleggiare su questo mare umano, / Da un capo all’altro del mondo e oltre la mia morte, / Come una fiera bandiera che l’onda riporta / Sola, ma vittoriosa, al porto! / /Questo sogno ambizioso empirà la mia giovinezza, / Ma, se la melodia della mia vita animata non si presenta, / Che in un cuore altro possa rinascere la mia poesia, / Che possa vibrare ed essere amato!