Colomba Antonietti

Un amore battagliero

Gisella Lombardi
Letteratura

I due sposini sono inseparabili, vanno insieme ad Ancona e quando il papa ordina alle sue truppe di andare verso nord, Colomba si traveste con una vecchia uniforme del marito, si taglia i capelli e si unisce a lui nella divisione di volontari del generale Ferrari.

Questa è una storia d’arme e d’amore. Se si andasse oggi a Foligno, nell’edificio che fu il forno di Michele Antonietti ‒ oggi ristorante dell’Hotel Italia ‒ si potrebbe andare nella camera 206 e guardando dalla finestra si vedrebbe il fianco del Municipio di Foligno. Le finestre che si intravedono sul palazzo del Municipio appartenevano alla guarnigione pontificia di stanza a Foligno. Ed è da quelle finestre che Luigi e Colomba si videro per la prima volta.
Colomba Antonietti era la figlia del fornaio. Di autografo non ci rimane nulla, ma ci viene raccontata da chi la conobbe in vita. Una ragazza alta e snella, con il profilo greco e i capelli neri così ricci che per quanto li acconciasse erano sempre in disordine. Era molto atletica, ed uno dei suoi passatempi favoriti era passeggiare sui tetti di Foligno. Fu così che un giorno, quando aveva sedici anni, scoprì dieci cospiratori patrioti in una locanda e dal suo punto di osservazione vide che l’edificio stava per essere circondato dalle guardie pontificie. Con grande sprezzo del pericolo, avvertì i giovani congiurati e li convinse a nascondersi nel magazzino dell’attico. Le guardie perquisirono la locanda senza trovare niente ma, sospettose, si appostarono fuori. Non era possibile lasciare l’edificio. Colomba allora guidò i dieci congiurati per i tetti, fino ad arrivare alla propria abitazione. In gran silenzio li fece entrare dalla finestra per farli uscire sul retro, salvando loro la vita. Sua nipote riferisce un altro aneddoto che ci illustra il carattere di Colomba. Per il carnevale del 1844 si era travestita da pellegrina e chiedeva l’elemosina per andare in Terra Santa. Credendola una nobile, i signori più ricchi stettero al gioco riempiendola di denaro. Finché lei non si levò la maschera e diede tutti i soldi raccolti ai più poveri. Questi episodi tratteggiano brevemente un carattere forte e una ragazza dal di buon cuore sempre pronta ad aiutare il prossimo.
Il conte Luigi Porzi di Imola era cadetto presso il corpo di guardia di Foligno ed è soprattutto lui a narrarci questo amore, nelle lettere che scriverà a suo nipote, ormai anziano e malato di cuore. Colomba e Luigi si piacquero subito. Uno sguardo alla finestra divenne due, e poi si incontrarono brevemente in strada. Ma questi piccoli momenti rubati non potevano bastar loro che erano già certi del loro amore. Luigi cercò quindi di far amicizia con i genitori di lei per poterla andare a trovare. Ma questi ben presto si accorsero delle sue vere intenzioni e soprattutto che la figlia, ahimè, ricambiava. Tutt’altro che contenti, decisero di mettere fine a questa relazione. Temevano che la famiglia di lui non avrebbe mai accettato un matrimonio con la figlia di un artigiano. A nulla valse la loro intromissione, a nulla servì “l’uragano che si scatenò sulla testa di Colomba”. Quella notte, sotto la finestra di Colomba, mentre le stelle illuminavano le di lei lacrime, Luigi le promise che l’avrebbe sposata. Ma i coniugi Antonietti non avevano intenzione di arrendersi. Ingaggiarono un uomo per pedinarla e andarono dal comandante della guardia a chiedere il trasferimento di Luigi. Intanto però lo scandalo che temevano, era scoppiato: Foligno contava novemila anime all’epoca e ben presto tutti in città seppero della storia d’amore tra la figlia del fornaio e il conte del corpo di guardia.

Se forse qualcuno ancora non lo sapeva, lo scoprì certamente quel giorno in cui ‒ come la spia riportò al padre di Colomba ‒ ella era affacciata alla finestra intenta a parlare con Luigi. Questi si precipitò alla finestra e mollò un sonoro ceffone alla figlia. Luigi furente di rabbia inseguì lo spione sui tetti di mezza Foligno, dando spettacolo a tutta la città. Lo spione si salvò per il rotto della cuffia e scappò dalla città quella notte. La madre tornò alla carica e convinse il comandante della guarnigione a dare a Luigi quindici giorni di stretto arresto in quartiere e poi lo fece trasferire a Senigallia. Ma neanche la lontananza fece raffreddare l’amore tra i due giovani che continuarono a sentirsi per lettera.
Il 2 ottobre 1846 Luigi diventa sottotenente del reggimento di artiglieria pontificio, ottiene un permesso e la dispensa dalle pubblicazioni in Chiesa e torna a Foligno per sposare la sua amata Colomba. Prova ad avvertirne la madre che tanto non ne vuol sapere che se ne va a Roma. Similmente neanche il padre sarà presente al matrimonio. Si sposano in segreto, all’una di notte. La felice coppia parte per Bologna, dove dimorerà per i restanti due mesi del permesso presso la madre di lui. Al loro ritorno a Roma li attende però una brutta sorpresa: Luigi si era sposato senza l’autorizzazione dei superiori necessaria per i militari di carriera e lo aspettavano tre mesi di carcere a Castel Sant’Angelo. Per intercessione di un suo zio, Colomba lo poteva andare a trovare tutti i giorni. È in questo periodo, in cui frequenta il carcere e in cui vive a Trastevere che lei respira una nuova aria di libertà e cambiamento. A Roma incontrano il cugino di lei, Luigi Masi che li introduce agli ambienti patriottici.
I due sposini sono inseparabili, vanno insieme ad Ancona e quando il papa ordina alle sue truppe di andare verso nord, Colomba si traveste con una vecchia uniforme del marito, si taglia i capelli e si unisce a lui nella divisione di volontari del generale Ferrari. Animati da sentimenti patriottici, combattono per la liberazione di Venezia. C’è anche il cugino, Masi, che per allontanarla dal combattimento manda Luigi a Roma come portaordini. Ma il tentativo è futile: pochi giorni dopo viene dichiarata la Repubblica Romana e i coniugi Porzi sono nel nuovo esercito.
Il 24 aprile il generale Oudinot e le sue truppe sbarcano a Civitavecchia. Con stupore si rendono conto che non riusciranno a conquistare la città facilmente. Alle loro richieste di resa, come unica riposta risuonano le campane di Montecitorio e del Campidoglio e si sente il rumore dei cannoni e dei moschetti. Roma ha intenzione di combattere. Tutta la popolazione è mobilitata e tanti sono i giovani accorsi da tutta Italia e dall’estero per sostenere un sogno. Sanno di non avere nessuna speranza, eppure la prima battaglia si risolve in loro favore. Nel frattempo l’esercito borbonico attacca nel Lazio. Luigi e Colomba sono nell’esercito di Garibaldi, che prima respinge i Borboni a Palestrina e poi ingaggia l’esercito napoletano a Velletri. Pare che l’abbia notata anche Anita Garibaldi per la foga con cui si batteva accanto al marito. Rientrano a Roma e viene negoziata una tregua con le truppe francesi. Questo accordo è di breve durata: Oudinot, venendo meno alla sua parola, attacca nella notte del 3 giugno. Le sorti della Repubblica sono segnate.
Luigi e Colomba combattono fianco a fianco sui bastioni. Dopo molti giorni di battaglia ottengono quarantotto ore di riposo. Tanti anni dopo Luigi ricorda come Colomba avesse un brutto presentimento. Temeva che Dio non avrebbe accettato che due persone si amassero tanto e che presto sarebbe morta. Lui cercò di non dare peso alla cosa e di consolarla. Ben presto questi momenti di pace sospesa finirono e i due amanti furono ancora una volta in prima linea. Il 13 giugno erano stanziati al terzo bastione a sinistra della Porta di San Pancrazio. Cercavano disperatamente di rimediare alla prima breccia fatta dai francesi con dei sacchi di sabbia e la terra scavata dal fosso. Quella mattina i francesi aprono un fuoco martellante. Alle cinque di pomeriggio è ancora in vita solo un terzo della compagnia. Sono pochi ma continuano ad ammassare sacchi per fare barricata. Luigi e Colomba sono davanti le mura, nel fossato, quando una palla di cannone rimbalza sul muro e la colpisce al fianco destro. Le restano pochi minuti da vivere. La soccorrono e la mettono su una barella e mentre la stanno portando via si sente un urlo straziante: un uomo corre come un pazzo saltando buche e detriti, e quando vede il corpo sulla barella scoppia in un pianto disperato coprendolo di baci. È Luigi. Colomba spira tra le sue braccia.
Così sulle barricate, assieme a tanti altri giovani che avevano creduto nella Repubblica Romana, trova la morte anche Colomba Antonietti Porzi. Luigi non si innamorerà mai più di nessun’altra. Costretto ad emigrare in Brasile, non riuscirà mai più nemmeno a tornare in patria. Più volte ci prova e più volte il fato, avverso, glielo impedisce. Nelle lettere al nipote, che scrive ormai anziano e malato di cuore, ricorda l’amore della sua vita e la sua tragica fine. La storia ha provato a riscrivere la figura di Colomba, dipingendola come una donna frivola, incapace di star lontana dal marito per debolezza. Questa è una storia d’amore. Proprio perché Colomba era tutt’altro che frivola, ma una donna capace e coraggiosa e l’amore che l’univa a Luigi tutt’altro che una debolezza.

[1] Dal Maso, Cinzia: Colomba Antonietti, La vera storia di un’eroina, EDILAZIO (2011)

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